Operette/2 Ceramica
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La mappa e il territorio
Realtà e rappresentazione nelle “Operette” di Giorgio Moiso
di Ivan Quaroni
"...Nelle terrecotte di Moiso, che rappresentano il secondo capitolo del progetto Operette, l’artista torna a riflettere sul rapporto tra opera e rappresentazione, tra arte e vita. Anche qui la documentazione fotografica è messa sullo stesso piano del manufatto artistico, secondo un principio d’interscambio di valore che riflette la matrice concettuale dell’artista. Il suo testo introduttivo, in fin dei conti, è qualcosa di più di una semplice premessa, è simile a quello che i teorici della Programmazione Neuro Linguistica definiscono “mappa”, ossia lo schema riassuntivo di una precisa visione della vita (in questo caso dell’arte).
Tuttavia, come affermano Richard Bandler e John Grinder, fondatori della PNL, la “mappa” non è il “territorio”. Ovverossia, la rappresentazione non è la realtà, la visione di essa è, appunto, un’interpretazione, un’idea. Vi ricorda qualcosa? Forse One and three chairs di Joseph Kosuth? Non si tratta di un sofisma. La visione delle cose nella psiche dell’individuo equivale alla realtà delle cose, ecco perché i programmatori neurolinguistici sostengono che cambiare le credenze di un individuo significa cambiarne il modo di vivere. Lo stesso potrebbe valere per l’arte, che è appunto una forma di rappresentazione attraverso cui l’individuo-artista schematizza la realtà e dunque la vita.
Moiso afferma di non aver mai cercato la bellezza, un termine che gliappare desueto, inadeguato, quasi imbarazzante, ma la verità. Nella sua “mappa” mentale, la verità è una nozione imprescindibile, che riecheggia concetti come “genuinità”, “naturalezza”, “istinto”, “impulso”, “azione”, “momento”, “attimo”, “ritmo”, “improvvisazione”, tutti attributi perfettamente ascrivibili alla sua ricerca artistica, sospesa tra pittura, scultura, performance e musica. Ma che cos’è, la verità? Non è forse un concetto aleatorio almeno quanto la bellezza?..."




